Maldarizzi

Maschio o femmina, l’importante è che sia “Mercedes”

28 agosto 2013

Chiunque, almeno una volta nella vita è stato assalito da un dubbio. Talvolta, di tipo grammaticale. Per esempio, è più giusto dire: “Prendo il Mercedes” oppure “prendo la Mercedes”?

In parole povere, Mercedes va declinato al femminile o al maschile?
Anche su questo, il popolo di santi, poeti, navigatori e, soprattutto, “campanili”, è diviso.
Usando la logica – ed un buon manuale di linguistica –, se per Mercedes intendiamo l’automobile, ebbene si sa, va usato il femminile.
Ma se intendiamo il motore? Allora no, ci vuole il maschile.

Se poi siamo strenui difensori delle regole fonetiche, niente scuse: il maschile è una forma impropria di uso popolare.
Mentre, volendo essere più pratici, potremmo sostenere che: il femminile indica la casa produttrice. Il maschile un suo preciso modello.
Se non siamo ancora convinti, e preferiamo affidarci ad un libro di storia, il marchio – o la marca? – inventato da Emil Jellinek, prende il nome da Mercédès, la figlia prediletta.

In seguito però, ci fu la fusione con il gruppo Daimler-Benz. Guarda caso, fondato da due uomini. E, giusto per complicare le cose, nello specifico Karl Benz fu inventore tanto dell’automobile quanto del motore a scoppio. Ma, invenzioni a parte, sempre maschio era.
Per uscire dall’impasse, forse, sarà meglio accantonare la storia è affidarci all’istinto: in tal caso, ognuno dirà come gli va.

D’altronde, l’importante con Mercedes è guidare. E non saperne il “sesso”. E qui, per fugare i dubbi, basta solo procedere all’acquisto.
Fortuna che esistono le concessionarie. Pardon, i concessionari.